Sembra strano vero? Trascorrere le tante agognate vacanze in una struttura sanitaria assistenziale, piuttosto che in un pittoresco paese di mare o in montagna. Certo, non è la prima opzione che ti viene in mente.

Beh, diciamo che certe occasioni talvolta appaiono come delle scelte obbligate.

Nel mio caso, cinque anni fa, a causa di una brutta caduta, ho dovuto cercare una sistemazione alternativa che si occupasse della mia riabilitazione e allo stesso tempo sollevasse i miei familiari dall’incombenza di dover pensare a me 24 ore su 24.

E poi si avvicinava l’estate…

Abbiamo girato a lungo per trovare un posto che mi piacesse e fosse organizzato per le mie necessità.

Quando ho visto Villaggio Amico per la prima volta ho provato un tuffo al cuore. Sapevo di aver già visto quell’edificio, i mattoni a vista, le finestre a volta. Ero già passata per quel paese, ma erano ricordi nella nebbia e mia figlia continuava a ripetermi che la struttura era nuova, appena inaugurata, quindi impossibile che la conoscessi.

Ho pensato giorni e giorni; sai, quando si dice ” ce l’ho sulla punta della lingua”… ecco, era proprio così, un tarlo nella testa.

Improvvisamente ho ricordato: la mia mente ricavava immagini vivissime di un bombardamento a Cislago.

Lavoravo in ferrovia e ricordo che abbiamo trovato rifugio in questo stabile che ai tempi della grande guerra ospitava le officine tessili della De Angeli.

Ti potrà sembrare strano, ma questo ricordo, sebbene legato ad un episodio molto triste, ha incrementato il mio desiderio di essere ricoverata proprio qui. Dico sempre a me stessa e ai giovani che incontro: “qualunque ricordo, brutto o bello che sia, tenetelo da conto. Costituisce un bagaglio prezioso. Voi siete così, io sono così, anche per le esperienze accumulate nell’arco di questa lunga vita”.

Ma torniamo alla mia prima permanenza; il direttore mi ha accolto con un gran sorriso, esclamando: “buongiorno signora Montalcini, le dispiace se la chiamo così?”

Non mi dispiaceva affatto; ho una grande stima per quella donna e il fatto di assomigliarle leggermente, mi gratificava. Da allora, qui al Villaggio,non sono Piera Pisani ma la signora Montalcini.

Ho seguito un programma molto serio e intenso di riabilitazione, accompagnata da medici e fisioterapisti eccezionali.

Al mattino, terminata la fisioterapia, arrivavano le educatrici per leggere il giornale insieme, chiacchierare, fare musicoterapia o il cruciverba. La mattina trascorreva così velocemente che neanche ti accorgevi fosse già ora di pranzo.

A proposito di cibo: scordati l’idea di pietanze insipide, scialbe, tipiche da ospedale. Qui c’è un vero chef, si chiama Angelo, e ogni giorno propone piatti e ricette invitanti, gustose e allo stesso tempo controllate da un punto di vista nutrizionale. Mangi bene e resti in forma.

Ero inizialmente un po’ perplessa sul pomeriggio. Per una come me, che nonostante l’età, è sempre in movimento, l’idea di annoiarmi mi spaventava a morte.

Invece ho dovuto ricredermi immediatamente: quanti laboratori ho frequentato, quante attività ho svolto: dal cucito, ai dipinti, alle attività manipolative… di tutto e di più.

E poi ancora le ricette che preparavamo, l’ora del tè in giardino con gli altri ospiti, la preparazione dell’orto.

Quando mi sono rimessa un po’, ho perfino potuto partecipare a gite organizzate. Non ci crederete, ma qualche settimana fa ho anche avuto l’onore di partecipare al Convegno sull’Alzheimer, organizzato dalla struttura in qualità, niente meno che di reporter! Non potete neanche immaginare l’emozione e la gratitudine che ho provato per aver vissuto questa splendida esperienza!

Una volta al mese la direzione organizzava l’aperitivo del Villaggio, aperto a tutti gli ospiti e ai loro parenti e amici: un momento bello di socializzazione e condivisione, al di fuori degli schemi.

Molto apprezzata anche la festa dei compleanni. Una volta al mese si festeggiano tutti gli ospiti che compiono gli anni e arriva una torta gigante.

E poi ancora, serate a tema, pizzate, grigliate, concerti…

Credimi, quando il mio soggiorno è giunto al termine, mi piangeva il cuore ad andar via: non ricordo un solo momento in cui non abbia avuto da fare. La noia è stata proprio l’ultimo dei miei problemi.

Da quell’anno in poi, ogni estate la trascorro qui a Villaggio Amico, dove ritrovo i miei amici, i sorrisi degli operatori, la gentilezza e le carezze degli assistenti ed educatori. Non so come siano le altre strutture, ma questa è davvero un paradiso.

Io qui mi rigenero, mi sento bene, sono servita e riverita senza mai sentirmi un peso per nessuno. Anzi, qualunque lavoro ci sia da fare, io mi butto e offro il mio contributo, che per piccolo che possa sembrare è sempre preso in grande considerazione.

Questo è il mio quinto anno di vacanze al Villaggio e se Dio vuole, mi prenoto anche per la prossima estate.

Un abbraccio a tutti da Piera Pisani Montalcini.

 

Chiara Riboldi