Ho sempre pensato che lavorare per il cambiamento dovesse essere un aspetto imprescindibile della mia vita, e al termine dei miei studi mi son detta che mai e poi mai avrei lavorato con la terza età, i cosiddetti “anziani“.

Poi diversi anni dopo eccomi qui a tremare dal freddo, si intende ben coperta, sulle scale ghiacciate di una scuola di un paese fino a pochi anni prima a me sconosciuto in provincia di Varese.

Accanto a me le mie colleghe, tremanti pure loro, ma soprattutto Maria, Angelo, Emilia, Mafalda, Piera, Ernestina, Carlo e tra tutti Carla che ci ammonisce di non far tante storie, che non fa così freddo, lei è in ciabatte e sta bene, di freddo ne ha patito tanto e quel ghiaccio accanto ai suoi piedi rivestiti solo di sottili calze di naylon non le da’ per niente fastidio.

Perche’siamo qui?

I bambini ci aspettano! Appena la maestra comunica loro che i nonni sono tornati si affrettano a ripulire i banchi, a mettere tutto in cartella e a risedersi trepidanti guardando la porta nell’attesa che entrino questi benedetti nonni! Ci siamo visti la settimana prima e di storie ne sono state raccontate tante, le domande degli alunni sembravano non finire mai e solo la certezza del ritorno ha convinto i nostri ospiti a fare ritorno al Villaggio Amico.

I bimbi ci guardano, gli occhi sono spalancati e le mani già alzate, vogliono consegnare personalmente ad ogni nonno o nonna, i loro disegni personalizzati con dediche e dirci che hanno preparato una merenda speciale da condividere. Volano i baci e gli abbracci, il fluire di esperienze ed emozioni tra noi e loro è continuo, andando a casa hanno raccontato ai genitori le loro scoperte e le persone speciali che hanno incontrato e ora il racconto continua, si guardano fra di loro tentando di cogliere qualche esitazione nei compagni per “rubargli” il posto in questo incontro di mondi.

 

Ricordando quei giorni alle volte mi viene un nodo alla gola perchè l’emozione è forte, ricordo ancora molto bene i volti dei bambini, la commozione dei nostri ospiti e la felicità turbinante dell’aula. E’bastato farsi strumento di questo incontro, dare la possibilià a mondi dello stesso sistema di incontrarsi per far si che il semplice dialogo producesse cambiamento nei bimbi e nei nostri ospiti e soprattutto in me. Rammento Angelo che, commosso, mi ha detto che mai avrebbe immaginato a 80 anni suonati e “così conciato” di acquisire nuovi nipoti e di sentirsi di nuovo in gioco.E ricordo bene come anni prima mi domandassi come avrei potuto essere artefice di cambiamento se avessi lavorato con gli anziani.

Quando tutto e’iniziato

Ecco, quesi incontri pensati e realizzati all’interno di un progetto intergenerazionale sono stati un’esperinza unica e irrepetibile nella mia vita professionale, hanno prodotto un gran cambiamento in me e in tutti i soggetti coinvolti, dimostrando l’idea fondamentale che muove il mio operare e cioè che “l’esperienza può diventare formativa, bagaglio che ci portiamo dietro e che può essere trasmesso attraverso l’incontro e il dialogo e che, nessuno se davvero coinvolto in una relazione, ne esce uguale a prima”.

Che tu appartenga alla prima, alla seconda, alla terza o alla quarta età, puoi essere protagonista della tua storia ed entrare per un pezzettino a far parte di quelle degli altri.

Tutto questo, senza fare sviolinate, è accaduto durante il mio attuale lavoro al Villaggio Amico.

Sono ancora qui.

Convinta, felice e orgogliosa di far parte del team!

 

Francesca