La Danzaterapia in RSA, intervento riabilitativo di riscoperta corporea e sensoriale - Villaggio Amico

Nel corso del proprio ciclo di vita, ognuno di noi andrà incontro ad un fenomeno chiamato invecchiamento; questa parola che cosa rappresenta per l’essere umano?! Che cosa ci spaventa e che cosa ci preoccupa, nell’andare incontro ad un processo fisiologico di significativa perdita di aspetti fisici e psichici del nostro sé?

La letteratura ci insegna diversi e molteplici significati scientifici della parola invecchiamento, sia su base neurologica sia su base psichica-emotiva.

Attraverso la Danzaterapia vorrei spiegare l’invecchiamento in modo diverso, concentrando la mia attenzione sull’analisi, non di ciò che manca, nell’invecchiamento, ma di ciò che è presente, di quali siano i punti di forza di una persona anziana, soggetta ad un processo naturale, che è l’invecchiamento fisiologico delle sue diverse strutture.

Spesso si pensa che un soggetto anziano affetto da un significativo deterioramento cognitivo, e quindi da Demenza, sia una persona che fatichi a far qualsiasi attività; pertanto, un altro essere umano si sostituisce a lui quasi in toto, sia nella cura del sé che nelle attività quotidiane più piccole. In queste pagine, vorrei parlarvi di come questo gruppo di pazienti, residenti in RSA svolgono e portato avanti gli incontri a cadenza settimanale di Danzaterapia, là dove sono loro, con la loro fisicità e con le loro emozioni, a muovere e a dare forma agli incontri; là dove io sono una voce guida, affinché ognuno di loro possa esprimere al meglio, nel qui ed ora, la propria personalità, attraverso gli Oggetti Stimolo da me forniti.

Ho scelto ospiti che presentano oltre ad un patologia legata all’invecchiamento cognitivo coniugata ad una disabilità fisica (ospiti in carrozzina). Per dimostrare che anche stando seduti si può danzare, si può riscoprire il piacere funzionale del corpo in movimento, riscoprire e sentire attraverso il tatto il proprio corpo, provare e sentire emozioni spesso dimenticate, riscoprire la fiducia in sé, relazionarsi con sé ma anche con il gruppo e così incentivare la socializzazione al fine di evitare l’isolamento.

COS’E’ LA DANZATERAPIA O DANZA MOVIMENTO TERAPIA?

La Danza Movimento Terapia è una disciplina specifica, orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, relazionale, affettiva e psicosociale dell’individuo, per migliorarne la qualità della vita.

La specificità della Danza Movimento Terapia si riferisce al linguaggio del movimento corporeo e della danza che, uniti al processo creativo, diventano le principali modalità di valutazione e d’intervento all’interno dei processi interpersonali finalizzati alla positiva evoluzione dell’essere umano.

La Danza movimento terapia promuove l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva e relazionale della persona, la sua maturità affettiva e psicosociale, lo sviluppo del suo potenziale creativo.

Si denominano Danza movimento-terapeuti una classe di figure professionali operanti in campo clinico e/o socioeducativo, con funzioni di prevenzione, riabilitazione e terapia, per mezzo del linguaggio corporeo (danza e movimento) nelle sue valenze rappresentative, comunicative e simboliche.

La Metodologia della Danzaterapia presenta caratteristiche precise e stabili, così che il lavoro possa essere semplice e fruibile per il gruppo, e per il singolo soggetto che si sperimenta nel processo creativo danzante. Per costruire un incontro di Danzaterapia Clinica, è necessario avere un conduttore Danzaterapeuta e un setting, e cioè, un luogo e un tempo protetti, tali da consentire lo stabilirsi di un clima di fiducia. Il setting è anche inteso come luogo fisico, dove avviene il lavoro danzaterapico, e quindi, questo luogo dovrà sempre essere il medesimo per tutta la durata del percorso; questo permette al gruppo di formarsi, sin dai primi incontri, e di sentirsi all’interno di un contenitore protetto e rassicurante. Il setting è un luogo sicuro, dove potersi esprimere liberamente. Compito del conduttore è di costruirlo, e di far sì che resti stabile, nello spazio-tempo. Il conduttore è parte integrante del lavoro, ed anche lui, come persona, si mette in campo con le proprie risorse, con i propri limiti, con le sue esperienze e con i suoi sentimenti.

Per costruire il setting bisogna tener presente anche dell’utenza con la quale si andrà a lavorare.

Un altro elemento fondamentale della Metodologia è la musica. La musica, per noi, è un contenitore, è sostegno, ma è anche motore, e quindi, un attivatore di movimenti, stimoli, sensazioni, emozioni e ricordi. Il conduttore dovrà scegliere una musica coerente con gli stimoli che propone, e con il lavoro che decide di svolgere. La scelta della musica giusta per quel gruppo, in quel dato setting, non è sempre facile, soprattutto, ai primi incontri, quando ancora non conosciamo l’utenza, e abbiamo in mente solo dei macro-obiettivi. Durante gli incontri, il Danzaterapeuta inizia a delineare gli obiettivi specifici, e quindi, anche la scelta della musica appare più immediata. Proprio perché la musica è, in sé, un potente attivatore di emozioni, bisogna stare molto attenti ai suoi toni e ai suoi modi. Durante i lavori ho utilizzato una musica per il riscaldamento, stabile ed uguale, per tutta la durata degli incontri: questo ha permesso di far emergere nelle utenti il senso del ritmo, favorendo la presa di contatto con ricordi legati alle memorie corporee, evocate appena iniziava la musica. Spesso, alcuni partecipanti, ancor prima della mia consegna, producevano movimento: come se, solo ascoltando quella musica, potessero immediatamente rievocare i movimenti già sperimentati, nei precedenti incontri. Trovo che questo sia stupefacente; e tanto più, considerando che queste pazienti presentavano danni neurologici gravi, e proprio legati alla memoria. Ma in questo caso, si parla di memorie corporee: è il corpo che si muove in quella determinata direzione, con quella musica, e questo movimento nasce da un ricordo inconscio che quella musica rievoca.

Le consegne sono semplici, chiare e brevi, la musica sostiene il lavoro; il mio fine ultimo, e il mio obiettivo è far sperimentare alle pazienti, con i nostri diversi Oggetti Stimolo, la loro possibilità di essere leggeri. La metafora è un po’ questa: “sebbene io sia qui, in questa struttura residenziale ed assistenziale, posso ancora sentirmi leggera e libera, posso ancora sperimentare, attraverso il movimento e la musica, il mio esserci, il mio esistere e resistere; rievocare parti di noi, consce e inconsce, forse dimenticate.

L’Oggetto Stimolo è stato, anch’esso, un grande attivatore di contenuti latenti, di ricordi e di pensieri. L’Oggetto Stimolo porta con sé caratteristiche intrinseche e oggettive, e che cambiano, in base al materiale e alla consistenza dell’Oggetto Stimolo stesso. Gli Oggetti Stimolo sono mediatori di qualità corporee; quando utilizzati in gruppo, diventano, anche, mediatori della relazione. In base alle loro caratteristiche, allora, richiamano a qualità corporee, come, ad esempio, la bacchetta, che rievoca la rigidità corporea e psichica; le stoffe, i tessuti, invece, e in base alla loro consistenza, pesantezza, colore, trasparenza, leggerezza, eccetera, richiamano diverse qualità corporee relative a morbidezza, leggerezza, eccetera. Gli Oggetti Stimolo hanno anche la funzione di mediatori proiettivi, e cioè, io proietto in quell’Oggetto Stimolo sentimenti e vissuti, esperienze fatte, e creo, così, una relazione profonda tra me e quello stesso Oggetto Stimolo. Pertanto, la fase di separazione dall’Oggetto Stimolo è, in tal senso, parte integrante del lavoro danzaterapico, e viene effettuata con gradualità, affinché il soggetto viva l’esperienza in modo sano e autentico. Come stimolo, il Danzaterapeuta può avvalersi anche di Immagini, che sono suggestioni, metafore, narrazioni; queste devono avere, sempre, un’attinenza corporea, una coerenza narrativa interna, semplicità e coerenza logica.

GLI OBIETTIVI, nella Danzaterapia, sono calibrati in base all’utenza e al lavoro che si vuole svolgere con quel gruppo. In linea generale, abbiamo dei macro-obiettivi da seguire che sono, anche, quegli elementi che la Danzaterapia ha a sua disposizione, e sono: il Tempo, dove si lavora, nello specifico, sul ritmo, sugli aspetti lineari e melodici, sul tempo interno di ciascuno, sul tempo esterno dato dalla musica e dagli altri componenti del gruppo; lo Spazio, inteso come setting e come spazio fisico dove avviene il movimento, come spazio personale e di gruppo, come spazio relazionale; la Relazione, con se stessi, con l’altro e con il gruppo, con l’ambiente.

Quando il gruppo prende forma e si definisce, poi, e pian piano, si andranno a definire gli obiettivi più specifici: per il gruppo, in generale, per i singoli, all’interno di quel gruppo.

Il primo obiettivo che mi ero posta, era quello di creare una dimensione sicura, attraverso il setting e la Metodologia, affinché gli utenti si sentissero accolti, ascoltati e protetti; nell’idea che, solo così, sentendosi a proprio agio in quel luogo, avrebbero potuto far emergere i propri contenuti interni più importanti e pregnanti. Il mio intento era, intanto, quello di ricreare un ambiente sereno e un clima di fiducia, cosi da permettere alle utenti di sperimentarsi, provando a mettere in campo il loro essere, e il loro poter esistere, nel qui ed ora. Questo è stato un obiettivo che mi sono prefissata sin dall’inizio, e che, pian piano, ho portato sempre avanti, cercando di mantenere stabile la mia proposta danzaterapica, la mia scelta musicale, e le mie proposte di movimento. Preservare il benessere del soggetto e del singolo è stato il mio obiettivo primario. Successivamente, come ulteriore obiettivo, mi sono prefissata quello di consentire alle signore la sperimentazione del loro corpo in movimento, di un corpo che si potesse muovere grazie alla loro soggettiva iniziativa personale, e non perché manipolate da altri. Ho lavorato, quindi, per una riscoperta corporea, attraverso gesti semplici e quotidiani, come, ad esempio, “strofiniamo le mani a ritmo di musica”; questa consegna, a livello simbolico, rimanda a un prendersi cura, a un mi riscaldo attraverso il mio tocco; questa indicazione di movimento può rimandare a una modalità di “lavaggio” personale e privato che, spesso, e viceversa, in queste pazienti, viene eseguito da terze persone, per comodità e per velocizzare i tempi; questa modalità, certamente comprensibile, non fa altro, però, che incentivare il loro non-fare. L’obiettivo del mio lavoro, invece, era proprio quello che ognuna di loro potesse sperimentarsi, con il proprio corpo, partendo da un piccolo movimento delle mani, fino ad arrivare a una più ampia integrazione.

I BENEFICI DELLA DANZATERAPIA

  • RISCOPERTA CORPOREA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO

  • L’AFFINAMENTO DELLE FUNZIONI PSICOMOTORIE

  • LE MEMORIE CORPOREE: il ricordo attraverso le reminiscenze del corpo legate ad una data musica e quindi un ricordo corporeo, emotivo e non cognitivo, che permette il soggetto di sentirsi presente nel qui ed ora ma anche al sicuro e in un ambiente a lui familiare

  • L’UNITA’ PSICOCORPOREA, LA SIMBOLIZZAZIONE, L’IMMAGINE CORPOREA E LA STIMA DI Sé.

  • IL RITMO, ED IL TEMPO, l’orientamento spazio temporale, anche di breve durata ma molto importante per questa utenza che spesso è disorientata.

  • LA RELAZIONE NON VERBALE, un nuovo modo di comunicare con il proprio sé corporeo ma anche con il gruppo e con il danza-terapeuta.

  • LA SOCIALIZZAZIONE, al fine di evitare l’isolamento sociale.

PER CONCLUDERE:

La Danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio, soltanto in essa, creatore e creazione, opera e artista, fanno tutt’uno. Tutto è presente nella danza: il corpo, l’anima, il bisogno e il desiderio di danzare. “Ciascuno di noi, danzando, parla di sé: a se stesso e agli altri.

LA DANZA E’ MOVIMENTO, E’ PORRE IN ESSERE, NEL CORPO, DI EMOZIONI, AFFETTI E PENSIERI, LA DANZA E’ RELAZIONE, E’ VITA.

Giovanna Loponte – Educatrice Villaggio Amico