Con il termine demenza si fa riferimento a un insieme di sintomi che portano a un significativo deterioramento cognitivo causato da disturbi di linguaggio, memoria e ragionamento.

Questi disturbi gradualmente impediscono il compimento anche delle più semplici azioni della vita di tutti i giorni.

È bene sottolineare però che la diagnosi di demenza non si basa solo su un deficit della sfera mnemonica, che potrebbe anche essere tipico di un invecchiamento cerebrale fisiologico.

Si parla invece di demenza conclamata in presenza di un danno alla memoria o alle funzioni dell’intelletto capace di compromettere le normali attività quotidiane, lavorative e sociali che fino a quel momento il soggetto interessato era stato in grado di svolgere.

La demenza degenerativa, che può essere primaria o secondaria, è considerata per definizione un insieme di sintomi e sono innumerevoli, più di 60, le malattie strettamente collegate alla lenta ma inesorabile deterioramento delle funzioni dell’intelletto.

Fra queste la più frequente è senza dubbio la Malattia di Alzheimer, che rappresenta la causa di circa il 60% delle demenze primarie, mentre un altro 30% è altresì provocato da disturbi cerebrovascolari in seguito a ischemie, infarti, emorragie cerebrali e traumi cranici, che danno origine alla definizione di “Demenza Vascolare”.

Il restante 10% delle demenze si sviluppa da rare malattie neurodegenerative, tra le quali ricordiamo la Demenza a Corpi di Lewy e la Demenza Frontotemporale, o da cause non inerenti all’attività cerebrale (malattia della tiroide, malattie renali ed epatiche, depressione grave, bronchiti croniche, insufficienza respiratoria cronica).

Quindi, le demenze primarie e degenerative più conosciute sono la Malattia di Alzheimer, la Demenza Frontotemporale e la Demenza a Corpi di Lewy, mentre quelle secondarie sono connesse nella maggior parte dei casi a danni vascolari-ischemici o basate su malattie extra cerebrali.

Si considera che a tutt’oggi in Italia circa 900.000 persone siano affette da demenza, mentre in Europa e nel mondo il numero sale rispettivamente a 10 e 35 milioni.

Le previsioni basate su stime ufficiali indicano che entro il 2030 in Europa avremo un aumento del 50% di persone colpite da questa sindrome, fino a raggiungere il 90% in più se si considera una previsione su scala mondiale.

Nonostante questi numeri eclatanti, però, l’invecchiamento non è considerato di per sé la causa diretta di questa patologia, ma solo un aspetto che ne favorisce l’insorgenza.

Infatti, secondo ricerche mediche accreditate, la demenza colpisce tra i 65 e i 69 anni solo il 1,5% delle persone, anche se la percentuale tende sempre più a salire in maniera proporzionale all’aumento dell’età anagrafica, fino a raggiungere il 24% nella fascia dei grandi vecchi tra gli 85 e i 90 anni.

In conclusione, possiamo affermare che le demenze, sicuramente una delle principali emergenze mediche del ventunesimo secolo, sono malattie specifiche e non una diretta conseguenza dell’invecchiamento, considerato solo un fattore di rischio comunque importante.